Primo vero viaggio in bici. Prima esperienza di cicloturismo a tutto tondo.

E’ passato più di un anno, luglio 2012, da quando insieme a Giulia ho seguito il corso della Drava da Dobbiaco fino a Dravograd (per la cronaca l’itinerario segnalato si spinge fino a Maribor).

Abbiamo scelto questo itinerario perché la Carinzia è davvero la patria della bici. Lì la bicicletta è un elemento fondamentale della vita quotidiana ma non come lo può essere da noi a Ferrara o a Pavia. In Carinzia tutti hanno una bicicletta, spesso mtb e quasi sempre della KTM, costosa e performante. Le signore di cinquant’anni usano le scarpette con lo sgancio rapido e quando il semaforo è rosso si appoggiano al palo per non mettere il piede a terra, come i nostri navigati cicloamatori brianzoli. Giusto per darvi un’idea..

Riportare qui un diario di quel viaggio sarebbe inutile e privo di senso sia perché oramai è passato troppo tempo per ricordarmi nel dettaglio il percorso sia perché in commercio e sul web esistono molte guide estremamente dettagliate e valide.

Posso però dire che scegliendo la Drava, e non il famosissimo Danubio, si ha la possibilità di pedalare per centinaia di chilometri in tutta serenità senza senza la presenza assillante di numerosi altri cicloturisti (unica eccezione è nel tratto iniziale che unisce S. Candido a Lienz).

Bello, ricco di colori accesi e splendidi paesaggi. Facile, piatto e non monotono.

Percorrere la Drava in bici regala belle emozioni, permette di scollegarsi per qualche giorno dalla quotidianità senza l’esigenza di programmare visite o pernottamenti. Ci si ferma dove capita, posto ce n’è, in base al tempo, alla voglia di pedalare e al proprio umore.

Impossibile perdersi grazie alla presenza di una precisa segnaletica direzionale, a volte anche tramite l’utilizzo di frecce disegnate sul suolo.

Unica pecca l’assenza di un unico treno che riporti dal termine del viaggio a Dobbiaco (4 cambi, mi pare). Tuttavia bisogna dire che le stazioni e i treni austriaci sono il paradiso delle biciclette. Provare per credere.

 

Le tappe che abbiamo percorso

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