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Definite come piste o percorsi ciclabili, attrezzati e segnalati, che minimizzino interferenze e intersezioni evitando così al ciclista continui stop e ripartenze.

In parole povere un sistema di “autostrade” e “tangenziali” ciclabili che colleghino le periferie ai centri urbani e viceversa.

Scopo di queste opere infrastrutturali? Far diventare la bicicletta un mezzo di trasporto estremamente competitivo per la mobilità quotidiana (nei percorsi casa – lavoro e casa – scuola) anche per i percorsi extraurbani.

Reti di questo genere vanno progettate individuando con attenzione i punti di partenza e di arrivo, le interconnessioni che ne favoriscano l’intermodalità (stazioni della metropolitana, ferroviarie, ecc..), la presenza di poli di attrazione lungo il percorso (ospedali, scuole, poli universitari, centri commerciali), ecc..

Fantascienza? In Italia qualcosa si sta muovendo. Il quadro strategico della mobilità ciclistica della Provincia di Firenze riporta tra altre azioni strategiche da avviare la possibilità creare una rete di ciclosuperstrade nell’area fiorentina “come fattore strutturante della mobilità urbana”.

Per una provincia italiana che inizia a pensarci ci sono città nel mondo che hanno già realizzato reti di questo tipo (Copenhagen, Londra , New York e Berlino ad esempio).

I costi stimati per la realizzazione sono notevoli ma le ricadute positive non sono da meno: diminuzione del traffico automobilistico, riduzione delle polveri sottili, calo degli incidenti stradali, ecc..

Cultura, mentalità, politica, interessi economici… I motivi per non avviare questi cambiamenti sono molti ma, pensandoci bene, sono gli stessi che potrebbero spingerci a realizzarli.

L’ inaugurazione della prima ciclosuperstrada italiana è probabilmente ancora lontana ma l’intento espresso dalla Provincia di Firenze (seppur unicamente all’interno di un quadro strategico) è comunque un’ottima notizia degna di nota.

1 thought on “Ciclosuperstrade. Un sogno o una concreta possibilità?”

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