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La salita va affrontata in solitudine.

Ecco la mia e’ sicuramente una presa di posizione bella e buona ma a me piace pensarla cosi.
Se la bici e’ una filosofia di vita la salita ne e’ la metafora stessa.
Prima di essere in grado di stare in gruppo si deve imparare a pedalare da soli, conoscersi, aver ben presenti i propri punti di forza e di debolezza.
E cosi non c’e’ palestra migliore di una bella salita.
Io forse me ne ero un po’ dimenticato tra i tanti impegni, i mille pensieri e anche la presunzione che a volte nasce in chi si dedica da tanto tempo ad un’attività’.
Oggi, nell’ultima uscita di una settimana micidiale fatta da 12.000 mt di dislivello, mi si e’ accesa una lampadina e la magia e’ arrivata tutta in un colpo.
Cole dell’Agnello, versante francese, 21,8km prima facili e poi duri come una penitenza infinita.
Quasi 2 ore di solitudine tra me e quella bici che tanto amo, quel rumore cadenzato, quel frullare di pedali.
E li non ci sono palle, sei tu e la strada. Tu e le tue gambe che in un modo o nell’altro devono portarti in cima, al passo, alla tua meta. Di facile in questa situazione c’e’ la meta, certa, cosa che spesso nella vita non si trova; il resto invece e’ davvero un esercizio di maturità’, di forza, di carattere.
E cosi’ affiora tutto dalle ansie alle gioie, quelle forti e vere.
Dal dolore, l’insoddisfazione, alla felicita’, la passione, l’amore.
Su una salita cosi’ non puoi prenderti in giro più’ di tanto perche’ o ti incazzi con la strada che sale senza sosta, o bestemmi per il dolore dei muscoli, o conti le mosche che ti ronzano intorno alla faccia, oppure ti lasci andare e ascolti il tuo corpo e la tua mente.
Ti concentri sul tuo fisico, il tuo respiro, il tuo battito, trovi il tuo ritmo, lo tieni, lo vari al variare della pendenza.
Cosi’ dopo un po’ di salite, quando hai capito chi sei, o più’ semplicemente quando hai ritrovato qualche pezzo che avevi perso, puoi rientrare in gruppo.

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